
Questa è l’unica sala del Ninfeo con il soffitto affrescato. La mano dell’artista è riconducibile al pittore che ha lavorato negli affreschi del Palazzo del Cinquecento: Camillo Procaccini o il fratello Carlo Antonio.
La stanza prende il nome dai quattro “mascheroni” dipinti sul soffitto ad affresco. Il mascherone nasce come simbolo di forza, eleganza e dissacrazione. La loro presenza potrebbe venire associata ai mitologici Guardiani della Soglia, con la funzione di proteggere chi sta all’interno.
In questo caso ci proteggerebbero dai giochi d’acqua che saranno visibili nell’Atrio dei Quattro Venti, appena varcata la soglia.
Una curiosità di questa stanza è la “manopola” in ferro perfettamente inserita nel disegno a mosaico scuro nella parete dove c’è l’apertura della finestra, sulla parte destra. Tirandola, veniva azionato il gioco d’acqua che si trova esattamente dietro la parete, nella postazione del fontaniere.
Ma nulla è paragonabile alla magia della finestra aperta che guarda sulla Galleria delle Romane, dove un affascinanate scorcio fa intravedere le balaustre con i giochi d’acqua delle girandole.
L’incanto continua verso sera, quando è possibile scorgere – tra i rami in piombo intrecciati ed ancora originali – la luce della luna.
Le undici sale a mosaico del Ninfeo sono tutte decorate nei pavimenti, pareti e soffittti, con mosaici di ciotoli tondi bianchi (quarzo) e neri (calcarei), disposti a comporre complicati intrecci di motivi geometrici e floreali; dette decorazioni variano in ogni ambiente e non si troverà mai un disegno uguale ad un altro, in tutte le sale.
Tutte le porte d’accesso alle sale del Ninfeo hanno cornici in calcare grigio venato e battenti in legno dipinti di verde.
Ogni stanza presenta nel pavimento dei buchi da cui non usciva il gioco d’acqua (in quanto nelle sale vi erano le raccolte d’arte dei proprietari del luogo); al contrario servivano per recuperare tutta l’acqua che era introdotta nelle sale. Al di sotto dei cornicioni sui soffitti, sono posti dei ganci che verosimilmente servivano per attaccare dei teli e proteggere così i mosaici nei mesi invernali, in cui il Ninfeo non veniva utilizato.