
Camillo Procaccini, pittore bolognese, arriva a Milano nel 1587 su invito del conte Pirro I Visconti Borromeo, l’ideatore del Ninfeo di Lainate. A lui viene affidato il ciclo pittorico se non della Villa, sicuramente dei mosaici del Ninfeo.
In detti mosaici vengono riprese le grottesche affrescate nelle sale cinquecentesche della Villa: farfalle, conigli, chiocciole, ippogrifi; nel Ninfeo prendono corpo e si trasfigurano sui mosaici: nelle 11 sale incontriamo – soprattutto sul soffitto della Sala del Procaccini – conigli e chiocciole, oltre che animali fantastici come i liocorni – che sono parte dello stemma dei Borromeo – e creature mitologiche come Veneri e Satiri.
La decisione di scegliere Camillo Procaccini come pittore fu suggerita dal pittore – a quell’epoca ormai cieco - Giovanni Paolo Lomazzo, amico di Pirro I; la loro sfida fu quella di far raccontare la storia di questa tradizione decorativa così ben radicata a Milano da un artista non milanese: Camillo Procaccini, formatosi nella Bologna dei Carracci e giunto a Milano nel 1587 su espresso invito di Pirro I. Camillo fece trasparire la propria passione per Correggio sul tappeto di sassi dei soffitti, mentre Pirro, pungolato dal suo consigliere, il Lomazzo, collezionò le opere del grande parmense.
La sinopia nella stanza raffigura molto bene come era la tecnica del mosaico all’epoca: veniva posato un cartone con il disegno i cui contorni erano tutti forati e su questi contorni veniva spolverata della polvere di carbone; togliendo il cartone, la traccia era sul muro e veniva riempita con i ciottoli bianchi e neri.
La sfida del Lomazzo e del Visconti era quella di far raccontare la storia di questa tradizione decorativa così ben radicata a Milano da un artista non milanese: Camillo Procaccini, formatosi nella Bologna dei Carracci e giunto a Milano nel 1587 su espresso invito di Pirro I. Camillo fece trasparire la propria passione per Correggio sul tappeto di sassi dei soffitti, mentre Pirro, pungolato dal suo consigliere, collezionò le opere del grande parmense.
La sinopia nella stanza raffigura molto bene come era la tecnica del mosaico all’epoca: veniva posato un cartone con il disegno i cui contorni erano tutti forati e su questi contorni veniva spolverata della polvere di carbone; togliendo il cartone, la traccia era sul muro e veniva riempita con i ciottoli bianchi e neri.
Terminata la sua esperienza sulle grottesche di Lainate, Camillo Procaccini tornerà ad essere il “dipintore di santi e madonne” che era sempre stato prima di venire a Milano e non realizzerà mai più nessuna opera come quella di Lainate. Anche per questo, i mosaici dipinti di Lainate sono considerati un unicum.