La stanza prende il nome dal calco in gesso – originale e gentilmente concesso dalla G.A.M. di Milano – della “Venere” di Pompeo Marchesi in essa custodito. Lo scultore Pompeo Marchesi realizza tra il 1829 ed il 1832 due sculture in marmo per il duca Antonio II Litta Visconti Borromeo proprio per i “giardini di Lainate”: la “Venere pudica” (nel 1829) e la “Maddalena penitente” (nel 1832). Entrambi gli originali sono al Fitzwilliam Museum di Cambridge; in realtà il Marchesi realizza anche una seconda copia in marmo della Venere che è custodita alla Galleria di Arte Moderna di Milano, insieme al calco in gesso della “Maddalena”.
Pompeo Marchesi – secondo una definizione di Stendhal - è lo “scultore alla moda” della Lombardia; dopo una prima formazione all’Accademia di Brera si perfeziona a Roma, sotto la guida di Antonio Canova. Rientra a Milano nel 1810 dove darà avvio alla lunga attività per il cantiere del duomo. Dal 1813 fu impegnato in una delle commissioni più importanti del periodo napoleonico, la decorazione dell'arco del Sempione.
Pompeo Marchesi comincia ad acquisire un notevole credito e diventa in breve uno dei maggiori interpreti della corte asburgica; si dimostra anche versatile nell'assolvere le richieste di un pubblico sempre più largo, che seguiva con attenzione la realizzazione dei nuovi lavori, anche grazie alla sua costante partecipazione all'Esposizione annuale di Brera. Marchesi aveva il proprio studio nel salone dei giardini pubblici, secondo una visione moderna e imprenditoriale, in cui concentrò un numero elevatissimo di commissioni pubbliche e private.
Alla fine del quarto decennio dell'Ottocento, Marchesi è sempre più impegnato in grandi opere di arredo urbano, come la statua di Alessandro Volta (1838), nell'omonima piazza di Como.
Sono molti i personaggi della borghesia e della nobiltà milanese che gli commissionano una scultura: oltre i Litta, la contessa Samoyloff, Cesare Beccaria, Giuditta Pasta, G.B. Sommariva e molti altri.
La sala della Venere è speculare alla sala del Procaccini e sono le due stanze più grandi del Ninfeo.