
La stanza è così chiamata per la riproduzione ad opera di un nostro volontario, Croci Bruno, del famoso quadro “La Madonna Litta” di Leonardo da Vinci.
L’opera arrivò nella prestigiosa "Collezione Litta" nel 1814, alla morte del suo proprietario, il principe Alberico XII Barbiano di Belgiojoso d’Este, che l’aveva acquistata nel gennaio del 1784 come opera proveniente dal Santuario di Madonna di Campagna di Piacenza. Il passaggio tra le due famiglie – Litta e Belgiojoso – appartenenti all’alta aristocrazia milanese avviene in maniera piuttosto insolita. Il Principe di Belgiojoso nel nominare il conte Alberto Litta come suo esecutore testamentario lo lascia libero di scegliere come segno di gratitudine due opere appartenenti all’asse ereditario. Curiosamente l’opera non è mai stata conservata nella dimora lainatese, ed è sempre stata nel Palazzo di Milano.
Attualmente è conservata all’Hermitage di San Pietroburgo.
Alle pareti, altre riproduzioni di opere facenti parte della collezione Visconti Borromeo Arese Litta come la bellissima “Madonna col Bambino” di Giovanni Antonio Boltraffio, la “Venere ed Amore” originariamente creduta di Lavinia Fontana ma prima di Parmigianino e poi di Camillo Boccaccino (oggi all’Hermitage, ma ancora identificata come opera di Lavinia Fontana); “la sfida tra Apollo e Marsia” (originariamente creduto del Caracci ma invece di Agnolo Bronzino oggi all’Hermitage); “Gesù Bambino come Cristo Salvatore” di Bernardino Luini (oggi al Museo Condé di Chantilly), “il Sacrificio di Isacco” di Camillo Procaccini (oggi alle Residenz Gallerie di Salisburgo).
La collezione di Pirro I Visconti Borromeo era destinata a comprendere solo raccolte ben strutturate e disposte in ambienti secondo un ordine non casuale.
Le grandi opere sia del Correggio che le decorazioni di Camillo Procaccini avevano reso il Ninfeo di Lainate una tappa obbligata nei percorsi formativi degli artisti attivi a Milano verso la fine del Cinquecento.
L’originale collezione di Pirro I Visconti Borromeo è stata arricchita nei secoli, ad opera delle generazioni successive, soprattutto grazie al matrimonio di Fabio III, nipote di Pirro I, con Margherita Arese, il quale apporterà un notevole incremento nella quadreria.
Margherita Arese era una delle due figlie del Presidente del Senato di Milano, Bartolomeo III Arese.
Quando il figlio di Bartolomeo, Giulio, muore, Margherita eredita insieme alla sorella Giulia l’intero patrimonio Arese: Giulia si sposerà con Renato Borromeo ed andrà a vivere nella Rocca d’Angera; Margherita erediterà Palazzo Litta a Milano, la dimora di Lainate e la metà della quadreria divisa con la sorella. Quadreria che andrà ad aggiungersi alla già esistente, ereditata da Fabio III.
La suddivisione dei quadri avviene in maniera equa. Quella appartenente a Giulia è ancora visibile a Palazzo Borromeo dell’Isola Bella, mentre invece quella passata in eredità a Margherita, verrà venduta e smembrata nel corso dei secoli.