Villa Litta Lainate

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Villa Visconti Borromeo Litta

Ninfeo - Stanza dell'uovo

Ninfeo - Stanza dell'uovo


E’ una delle stanze sicuramente più suggestive del Ninfeo. Le pareti sono interamente ricoperte da tufo e mosaici di ciottoli con figure di animali come una rana, una libellula, una chiocciola ed un pipistrello, posti sotto l’apertura centrale; negli angoli invece sono rappresentate creature fantastiche come gli ippogrifi. Le tre nicchie poste nella parte superiore della parete verosimilmente servivano per contenere automi idraulici.
Subito l’occhio è rapito dalla vasca posta su una parete, incastonata come un gioiello in una grotta. Lo “scrigno” contiene una ricostruzione di un automa idraulico realizzato da Rodolfo Ceriani, volontario dell’Associazione Amici di Villa Litta di Lainate. L’automa raffigura una gallina che, azionata da un fontaniere, muove la testa avanti ed indietro e, con altro movimento, mosso esclusivamente dall’acqua, espelle un uovo d’oro.
Ma il tratto più stupefacente di questo ambiente è senz’altro il gioco d’acqua centrale. Ad un cenno prestabilito della guida, il fontaniere apre il gioco dell’acqua e la stessa esce dall’apertura centrale: prima una debole rugiada che è possibile intravedere come fosse un intreccio di una trama e di un ordito, fino a diventare una pioggia che spruzza acqua sul visitatore.
Nella piccola apertura che dà sulla Galleria delle Romane, è ancora visibile un resto di un castello in mattoni, da cui probabilmente in origine usciva un gioco d’acqua. Il pertugio è stato coperto con dei tralci di vite e piccoli grappi d’uva in rame, sempre ad opera di Rodolfo Ceriani.
Si vuole così ricordare la vasta diffusione della coltivazione della vite nel territorio lainatese, già prima del 1569 e grazie ad alcuni proprietari si hanno anche le denominazioni di alcune vigne: "vigna detta il Novellino", "vigna detta alla Novella o già alla Morandina", "vignola apelata la Banfa". Si hanno notizie di una Osteria del luogo che aveva la vigna “La Viscontea”, esente dal dazio sul vino sino al 1569; nel censimento del 1718 Don Giulio Borromeo Visconti Arese possiede circa 4500 pertiche milanesi (una pertica mq 654,517) delle quali circa 3000 piantate a vite.
Il vino prodotto non è di qualità pregiata. Il vino rosso di prima torchiatura (il Crodello) era venduto 1781 nelle osterie di Musocco, Pero, Rho e Trezzo e in Milano: alla Croce Bianca in Porta Vercellina, ai Padri Capuccini di Porta Orientale e alle Monache di Santa Barbara e – ovviamente - all'osteria di Lainate. Questo vino veniva pagato ai contadini 24 soldi a “staio” (lo staio milanese era di 19 litri circa). Invece il vino rosso di seconda torchiatura (caspio) era usato dalla popolazione locale ed era di bassa gradazione.

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